la vita

La vita

Gesualdo Bufalino nasce a Comiso, in provincia di Ragusa, il 15 novembre del 1920. Fin da bambino è affascinato dal mondo della parola scritta e dai libri della piccola biblioteca del padre, Biagio, un fabbro con una grande passione per la lettura.


Frequenta il liceo a Ragusa e a Comiso dove ha come insegnante un valente dantista, Paolo Nicosia. Nel 1939 Bufalino vince per la Sicilia un premio di prosa latina bandito dall’Istituto Nazionale di Studi romani. Sono gli anni degli studi classici, ma anche della scoperta della moderna letteratura europea, in particolare di Baudelaire, e del cinema francese.


Nel 1940 Bufalino si iscrive alla Facoltà di Lettere dell'Università di Catania, ma nel ’42 è costretto ad interrompere gli studi per la chiamata alle armi. All’indomani dell’8 settembre 1943 si trova a Sacile, in Friuli, sbandato, sfugge avventurosamente alla cattura dei tedeschi e si rifugia presso degli amici in Emilia.


Nel gennaio del 1944 si ammala di tisi e si ricovera presso l’ospedale di Scandiano. Qui un medico assai colto gli mette a disposizione un’imponente biblioteca. Nella primavera del ’46 si trasferisce in un sanatorio della Conca d’Oro, vicino Palermo, dove vive le esperienze e le emozioni che, debitamente trasfigurate, ritroveremo nel romanzo Diceria dell’untore. Durante la degenza collabora, su sollecitazione dell'amico Angelo Romanò, alle riviste lombarde "L'Uomo" e "Democrazia", pubblicando alcune liriche e qualche prosa.


Nel 1947, appena guarito, si laurea in Lettere all’Università di Palermo e rientra a Comiso senza più allontanarsene se non per l’insegnamento, svolto, dapprima, all’Istituto magistrale di Modica e poi, ininterrottamente, in quello di Vittoria.


Scrittore segreto fino al 1978, sarà l’introduzione ad un libro di vecchie fotografie su Comiso a segnalarlo all’attenzione di Leonardo Sciascia e Elvira Sellerio. Sollecitato a pubblicare le sue eventuali composizioni, solo nel 1981 si decide ad estrarre dal cassetto Diceria dell’untore, edita da Sellerio ed insignita, quell’anno, del premio Campiello. Rotti gli indugi, Bufalino inaugura un quindicennio di intensa attività produttiva con editori grandi e piccoli.


Nel 1982 sposa, dopo lungo fidanzamento, Giovanna Leggio. Nel 1988 vince il premio Strega col romanzo Le menzogne della notte, pubblicato da Bompiani. Muore in un incidente d’auto il 14 giugno 1996.


Fra le tante sue opere (di narratore, poeta, saggista, moralista, traduttore), ricordiamo ancora: Museo d’ombre (1982), L’amaro miele (1982), Argo il cieco (1984), Cere perse (1985), L’uomo invaso (1986), Il malpensante (1987), La luce e il lutto (1988), Saldi d’autunno (1990), Qui pro quo (1991), Calende greche (1992), Il Guerrin Meschino (1993), Bluff di parole (1994), Il fiele ibleo (1995), Tommaso e il fotografo cieco (1996). Nel 1992 la Bompiani pubblica il primo volume di Gesualdo Bufalino, Opere 1981-1988, a cura di Maria Corti e Francesca Caputo; nel 2007 , con l’uscita del secondo volume, Opere 1989-1996, a cura di Francesca Caputo, si è completata la pubblicazione della produzione letteraria complessiva dell'Autore.


Le sue opere sono state tradotte in francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese, olandese, danese, svedese, greco, sloveno, bulgaro, israeliano, giapponese, coreano.